Domenica 11 marzo 2018
GIORNATA DELLA MEMORIA A RAVENSBRÜCK
Mahn- und Gedenkstätte Ravensbrück

 

Discorso di saluto del Dr. Fabio Dorigato
Rappresentante dell'Ambasciata d'Italia e Capo della Cancelleria Consolare
 

"Ci raccogliamo oggi qui dove sorgeva il più grande Lager femminile per ricordare le circa 1.000 donne italiane che in questo luogo hanno sofferto il martirio del campo di concentramento.

 

Donne strappate alle loro vite perché ebree o perché avevano avuto il coraggio di opporsi ad un regime che anche in Italia aveva fatto della violenza, della sopraffazione e della discriminazione una ragione di stato.

Donne per le quali alla sofferenza del campo di concentramento si è aggiunta anche  l'umiliazione e la violenza per la loro condizione femminile.

Donne che in aggiunta ad una sofferenza che oggi  riusciamo forse solo ad intuire, dovettero sopportare anche la condizione  di isolamento ed il disprezzo delle altre prigioniere proprio perché venivano da un Paese fascista.

Donne infine di cui anche dopo la liberazione si è parlato molto poco ed il cui martirio è stato riconosciuto solo di recente.

 

Le ricordiamo oggi, a pochi giorni dalla giornata dell'8 marzo che simboleggia la presa di coscienza della condizione femminile. E proprio per questo vogliamo oggi estendere il nostro ricordo a tutte le circa 130.000 donne vittime di Ravensbrück, indipendentemente dalla loro etnia, religione, credo politico o cittadinanza.

 

Ma la nostra presenza qui oggi ha anche un'altra valenza, altrettanto importante.

È la speranza che il ricordo delle barbarie di Ravensbrück  risparmi alle generazioni future la stessa sofferenza. Ciò è ancora più importante oggi,  in un momento in cui sono sempre meno i testimoni diretti di quello che esseri umani sono in grado di infliggere ad altri esseri umani.

 

In un momento in cui dobbiamo prendere atto dei rigurgiti di un male che credevamo sconfitto. Il ricordo oggi di quello che è successo qui a Ravensbrück, come in tanti altri luoghi simili, vuole essere un riconoscimento  della sofferenza di decine di migliaia di donne  alle quali ci inchiniamo oggi.

 

Ma allo stesso tempo esso costituisce un obbligo nei confronti  delle nuove generazioni. Generazioni che crescono nella convinzione che la libertà ed il benessere in cui viviamo siano scontati.

 

Spetta a noi la responsabilità di ricordare loro - ma anche a noi stessi - che il periodo di pace più lungo della nostra storia, il benessere economico e sociale e la libertà di oggi sono il frutto della volontà dei padri fondatori dell’Europa di creare una comunità di popoli il cui elemento principale fosse ciò che unisce e non più quello che divide. Questo obbligo spetta oggi ad ognuno di noi - ad ognuno di noi – nelle piccole e nelle grandi  scelte quotidiane.

 

Soprattutto in questo momento in cui anche nel nostro Paese, che pur ha contribuito in maniera sostanziale alla nascita ed allo sviluppo dell´Unione europea, sembra tornare di moda richiamarsi senza pudore a quel credo politico che ha creato l'immane sofferenza che ricordiamo oggi.

 

L'Unione europea affronta oggi sfide  difficili che potrebbero minarne la stabilità.

Non dobbiamo lesinare gli sforzi per ricordare a chi oggi - per cinici calcoli politici o per paura di un mondo che cambia rapidamente -  mette in discussione i valori fondanti dell'Europa.  Quei valori  che ci hanno permesso di raggiungere  un benessere che gran parte del mondo ci invidia.

 

Un benessere che è possibile solo in uno stato democratico che si fondi sulla solidarietà, l' eguaglianza, la giustizia e sulla tolleranza  per chi è diverso da noi. Se rinunciamo a questi principi saranno i nostri figli o i nostri nipoti che un giorno  dovranno piangere nuovamente in posti come questo.

 

Raccogliamo dunque proprio qui a Ravensbrück, nel ricordo del sacrificio delle donne che commemoriamo oggi,  la forza e la determinazione per continuare a difendere, ogni giorno, i traguardi raggiunti .

Lo dobbiamo alle donne di Ravensbrück.

Lo dobbiamo a noi stessi.

Lo dobbiamo alle generazioni che vengono dopo di noi.

 

Ringrazio, anche a nome dell'Ambasciatore che non ha potuto essere presente oggi, il Comites di Berlino per questa prezioso momento di raccoglimento."

 

 

Dott. Fabio Dorigato, 11 marzo 2018

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